Ultima modifica: 21 febbraio 2018

FARWEB

La rabbia sui social è un problema di rabbia sociale. I social sono eco e riflesso di rabbia e frustrazioni diffusi, qualcosa di simile agli sfoghi di violenza allo stadio.
Ma i social amplificano l’hate speech, perché può essere moltiplicato e condiviso indefinitamente, e inoltre lo eternano: non è più possibile cancellare l’offesa, la ferita, l’attacco, infamia, la vergogna e la calunnia; esso può tornare anche dopo anni a colpire, confondere, far soffrire e portare danno.

Con Matteo Grandi autore di Farweb e con la giornalista Ilaria Romano discutiamo di linguaggio dell’ odio sul web.#meetingdocentigNe.
L’esigenza di comprimere su Twitter la frustrazione o la rabbia in 140 caratteri rende frequente il ricorso all’ insulto.
Facebook è diverso perché ci si rivolge non a sconosciuti ma ad “amici”, d’altro canto agevola la piaga dei gruppi “di amici” all’interno dei quali succede di tutto: i gruppi sono chiusi e protetti da controlli esterni. Vi vanno spesso in scena forme di violenza di tutti i generi: razzisti, omofobi, stupratori virtuali danno il peggio di sé. Denunciarli è difficilissimo, per uno che se ne chiude altri si formano.
Fb attraverso algoritmi interpreta i nostri gusti e crea eco chambers, una tribù di simili per gusti o idee, interessi o pregiudizi, in modo da sentire e condividere voci amiche. Ma inconsapevolmente rispetto agli utenti fb aggrega anche chi crede a fakenews, (che diventano facilmente virali perché confermano e si aggrappano ai nostri pregiudizi), chi ha certe preferenze politiche o supporta un tornaconto economico. Le camere dell’eco favoriscono e facilitano l’aggregazione dell’odio on line perchè fanno incontrare e confermano e galvanizzano i razzisti, gli omofobi, i violentatori virtuali….

Come viene gestito il controllo? Non esistono programmi e algoritmi. C’è un ufficio che gestisce le segnalazioni degli utenti. Non è possibile fare black list, e del resto si può insultare in mille modi aggirando la censura di una certa parola. Per emarginare o far soffrire un adolescente basta che i bulli si accordano per non mettere più Likes ai post, per umiliarlo basta usare un codice, un nomignolo che nel gruppo e nel contesto risulti mortificante.
Ogni post dunque andrebbe esaminato per contestualizzare il messaggio, ma un impiegato ha dieci secondi per valutare la segnalazione!
Istagram mi permette come utente di eliminare certe parole dai commenti alle mie foto, nessuno che mi insulti avrà visibile il suo commento, che non arriverà né a me né ai miei followers.
In Istagram e nei social, però, l’esibizione della propria vita perfetta, il narcisismo specialmente dei vip, sembra una istigazione all’invidia e alla frustrazione di chi vive in condizioni ben diverse.

Arriveremo ad un punto in cui l’insulto on line ci sarà indifferente . A commenti cretini faremo la corazza. Si deve evitare di rispondere. Il problema vero dell’ hate speech è la creazione di gruppi numerosissimi che fomentano odio contro categorie sociali, o genere, razza e così via.
Racconta Selvaggia Lucarelli nel primo capitolo del libro che le persone più aggressive e violente nei social sono al telefono deferenti. La percezione è che la rete non abbia nessun collegamento con il mondo reale. Gli hater a volte sono anche poco consapevoli che ciò che accade nei social abbia ripercussioni nella vita reale. Lo schermo è il mantello di Superman, nasconde gli utenti e dà loro l’illusione di essere onnipotenti.
Non vedendo le reazioni dell’ altro che colpiamo non abbiamo consapevolezza del peso delle parole che gli gettiamo contro, dell’effetto, e questo deresponsabilizza chi cerca bersagli per sfogare la propria rabbia.
Gli utenti sono spesso analfabeti digitali, non conoscono il contesto. È fondamentale educare i ragazzi al digitale.
La scuola è molto indietro sull’ educazione digitale, si limita a mettere in guardia e vietare i telefonini in classe. Ma ciò si traduce in una carenza educativa, una zona della vita dei bambini e ragazzi lasciata incolta. Anche la legge è indietro, come mancano le competenze degli adulti, in primis le famiglie. Asl
In Italia manca ad esempio una legge che punisca il Revengeporn: l’uomo lasciato pubblica per vendetta le foto intime della propria ex compagna.
Il passo più delicato su cui anche la politica e la legge deve muoversi è quella dell’educazione digitale a largo spettro.
Ciò che scrivi non solo fa male agli altri, ma rimarrà per sempre e farà del male anche a te, perché tra 20 anni l’azienda a cui chiederai lavoro non esaminerà il tuo curricolo ma i tuoi social.
Virtuale è reale!




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